Le umilianti punizioni alle donne francesi accusate di collaborazionismo con i tedeschi

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Del periodo nazista e della Seconda Guerra Mondiale siamo abituati a conoscere le vicende e gli episodi storicamente più rilevanti, come lo sterminio avvenuto per mano di Hitler nei campi di concentramento e il successivo conflitto che ha visto la partecipazione delle più grandi potenze al mondo.

Altri dettagli vengono invece messi da parte, come se in fondo non fossero così importanti al fine di capire il clima di terrore al quale le donne erano sottoposte da entrambi le parti, “colpevoli” sempre e comunque.


Nel 1940 la Germania nazista conquista il nord della Francia, mentre al sud del paese viene ad instaurarsi un governo collaborazionista. In poche parole, Hitler aveva preso il controllo della nazione nota in tutto il mondo per le battaglie in favore della democrazia e della civiltà che da sempre hanno segnato la sua storia.


In questo contesto, il popolo francese era sottoposto alle rigide e disumane restrizioni imposte dal regime tedesco, dalle quali risultava quasi impossibile scappare. I soldati nazisti affollavano i paesi e le città della Francia, le loro vite si mischiavano a quelle degli abitanti del posto. Inevitabilmente nacquero amori, relazioni o semplici rapporti di convenienza tra i militari e le donne francesi.


Sebbene parte del popolo fu costretta a sottomettersi, la Resistenza continuava a lottare e si preparava nel frattempo alle battute finali: nel 1944 la Francia viene liberata grazie all’intervento dei partigiani affiancati alle truppe americane.


Di quei giorni molte immagini restano negli archivi storici, immagini di festa. Una celebrazione alla quale – per loro sfortuna – parteciparono anche quelle donne francesi di cui si parlava prima, ossia delle ragazze che avevano trovato l’amore o un’opportunità nella relazione con soldati tedeschi.


Queste donne, al pari dei nazisti, furono punite per aver tradito la patria. Nei casi peggiori si arrivava alla morte, nei casi migliori (se così possiamo dire) subivano un trattamento umiliante in pubblico.


Per umiliarle, i militanti della Resistenza le portavano in strade affollate, le accusavano di collaborazionismo, rasavano loro la testa per privarle di uno dei tratti distintivi del loro sesso, dunque venivano completamente denudate, cosparse di catrame e, infine, costrette ad eseguire il saluto nazista di fronte all’obbiettivo delle macchine fotografiche.

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